La risposta breve
Nell’Indice I-Com Ultrabroadband 2026, presentato il 27 ottobre alla Camera dei deputati, l’Italia passa da 50 a 55 punti ma scende dal 14° al 15° posto su 27 Paesi Ue. Le reti tengono (13° posto sull’offerta), l’uso del digitale no (16° sulla domanda). L’IA nelle imprese raddoppia al 16,4%, ma resta sotto la media Ue del 20% circa.
Il messaggio per le imprese è netto: la connessione non è più il problema. Lo sono le competenze e la capacità di trasformare strumenti già disponibili in processi che producono valore. Chi vuole recuperare terreno sull’IA fa prima a partire da un caso d’uso concreto e misurabile, con un progetto di AI, machine learning e dati costruito sui propri processi, che a inseguire la media europea con acquisti di licenze.
Perché l’Italia sale di punteggio ma perde una posizione?
L’indice di I-Com mette insieme 22 indicatori: dieci misurano l’offerta di infrastrutture di connettività, dodici la domanda di servizi e tecnologie digitali da parte di cittadini e imprese. L’Italia migliora in valore assoluto, cinque punti in un anno, ma altri Paesi accelerano più in fretta. In testa restano Danimarca (71 punti), Paesi Bassi (70) e Finlandia (69).
La spaccatura è tutta tra le due metà dell’indice. Sull’offerta l’Italia ottiene 67 punti ed è 13ª: il 5G raggiunge il 99,8% delle famiglie contro il 96,8% medio europeo, la fibra fino a casa il 77,6% contro il 74,1%. Sulla domanda si ferma a 45 punti ed è 16ª. Come sintetizza Il Sole 24 Ore, la disponibilità di reti e servizi migliora, ma non si è ancora tradotta in un utilizzo altrettanto diffuso e avanzato.
Anche sul fronte delle reti restano zone d’ombra. Secondo i dati riportati da CorCom, nelle aree rurali la copertura in fibra si ferma al 44,5% contro il 62,6% Ue, solo il 51% della popolazione usa una SIM 5G pur avendo la copertura, e i tempi autorizzativi per posare le reti fisse si sono allungati: da 130 a 188 giorni per i permessi ANAS, da 250 a 459 giorni per quelli di Autostrade.
| Indicatore | Italia | Media Ue |
|---|---|---|
| Copertura 5G (famiglie) | 99,8% | 96,8% |
| Copertura FTTH | 77,6% | 74,1% |
| Imprese che usano il cloud | 68,1% | 46,7% |
| Imprese che usano l’IA | 16,4% | circa 20% |
| Cittadini con competenze digitali di base | 54,3% | 60,4% |
| Specialisti ICT sul totale occupati | 3,8% | 5% |
| Donne tra gli specialisti ICT | 16,6% | 19,5% |
Fonte: rapporto ORES 2026 di I-Com, dati riportati da Il Sole 24 Ore e CorCom (27 ottobre 2026).
L’IA nelle imprese è davvero raddoppiata?
Sì, secondo il rapporto: la quota di imprese che usa tecnologie di intelligenza artificiale passa in un anno dall’8,2% al 16,4%. È il dato più dinamico dell’intero indice, ma lascia l’Italia sotto la media europea, vicina al 20%. E la media nazionale nasconde un divario dimensionale enorme: l’IA è entrata nel 53,1% delle grandi imprese e solo nel 15,7% delle PMI, cioè nel tessuto che fa la maggior parte dell’economia italiana.
Il contrasto con il cloud è istruttivo. Il 68,1% delle imprese italiane usa già servizi cloud, ben sopra il 46,7% medio Ue. L’infrastruttura per far girare applicazioni di IA, quindi, nella maggior parte dei casi c’è già. Quello che manca è il passo successivo: individuare i processi in cui l’IA cambia davvero tempi e costi, preparare i dati e integrare i modelli nei sistemi esistenti.
Dov’è il vero collo di bottiglia?
Nelle persone. I cittadini con competenze digitali di base sono il 54,3%, otto punti e mezzo in più rispetto al 2023 ma ancora sei punti sotto la media Ue. Al ritmo attuale, secondo le proiezioni del rapporto riportate da CorCom, l’obiettivo europeo dell’80% al 2030 verrebbe raggiunto solo nel 2039.
Per le imprese il dato che pesa di più è un altro: gli specialisti ICT sono il 3,8% degli occupati, contro il 5% medio europeo e un obiettivo nazionale dell’8,4%. Le donne sono il 16,6% di questi specialisti, contro il 19,5% Ue. Tradotto: ogni progetto di digitalizzazione o di IA si contende un bacino di profili tecnici più piccolo che altrove, e chi lo avvia senza un piano su chi lo realizzerà rischia di vederlo fermarsi dopo il pilota.
Che cosa possono fare le imprese italiane adesso?
Il rapporto non chiede alle aziende di investire in banda: quella c’è. Chiede di usarla meglio. In pratica, per una PMI che vuole recuperare il ritardo sull’IA senza attendere politiche pubbliche, i passi sono abbastanza chiari.
- Partire da un processo, non da uno strumento. Preventivi, gestione documentale, assistenza clienti, controllo qualità: un caso d’uso con un indicatore misurabile prima e dopo.
- Sfruttare il cloud che già c’è. Con il 68,1% delle imprese già in cloud, spesso i dati sono raggiungibili: serve ordinarli e renderli utilizzabili, non costruire nuova infrastruttura.
- Pianificare le competenze. Formazione interna per chi userà gli strumenti e, per lo sviluppo, profili esterni da integrare nel team con staff augmentation o un team dedicato.
- Mettere in conto la conformità. Dal 23 ottobre è in vigore il D.Lgs. 179/2026 sull’IA: governance e tracciabilità vanno progettate insieme al sistema, non aggiunte dopo.
- Misurare e scalare. Solo dopo un risultato dimostrato conviene estendere il modello ad altri reparti.
Nei progetti che seguiamo con aziende europee lo schema si ripete: l’infrastruttura raramente è il limite, mentre la mancanza di qualcuno che colleghi dati, processi e modelli è la ragione più frequente per cui un pilota non arriva in produzione.
Domande frequenti
Che cos’è l’Indice I-Com Ultrabroadband 2026?
È l’indice con cui l’Istituto per la Competitività (I-Com) confronta i 27 Paesi Ue su 22 indicatori: dieci misurano l’offerta di infrastrutture di connettività, dodici la domanda di servizi e tecnologie digitali. L’edizione 2026 è stata presentata il 27 ottobre 2026 alla Camera dei deputati con il rapporto annuale ORES.
In che posizione è l’Italia?
L’Italia sale da 50 a 55 punti ma scende dal 14° al 15° posto su 27. Sull’offerta di reti ottiene 67 punti ed è 13ª, sulla domanda di servizi digitali si ferma a 45 punti ed è 16ª. In testa ci sono Danimarca, Paesi Bassi e Finlandia.
Quante imprese italiane usano l’intelligenza artificiale?
Secondo il rapporto l’adozione dell’IA nelle imprese è raddoppiata in un anno, dall’8,2% al 16,4%, contro una media Ue vicina al 20%. Il divario è soprattutto dimensionale: 53,1% nelle grandi imprese, 15,7% nelle PMI.
Che cosa significa per un’impresa che vuole digitalizzarsi?
La rete c’è quasi ovunque e il cloud è già diffuso, quindi il collo di bottiglia non è più la connessione ma le competenze e la capacità di trasformare l’IA in processi. Gli specialisti ICT sono il 3,8% degli occupati contro il 5% Ue: chi pianifica progetti deve mettere in conto come procurarsi le competenze, non solo la tecnologia.
Fonti
I-Com — ItalIA 2030: infrastrutture, competenze e tecnologie per un Paese proiettato verso il futuro, 27 ottobre 2026
Il Sole 24 Ore — Digitale, le reti avanzano ma l’Italia perde terreno in Europa, 27 ottobre 2026
CorCom — Reti Tlc Italia 2026: i dati I-Com su 5G e fibra, 27 ottobre 2026