La risposta breve
Il 24 settembre 2026 l'AGCM ha rigettato gli impegni presentati da Microsoft nel procedimento PS13129, aperto a giugno per una possibile pratica commerciale scorretta sulle informazioni relative all'aumento di prezzo dell'abbonamento Microsoft 365. Per l'Autorità le misure proposte — più informazioni sulle modifiche e tre mesi gratuiti a chi passa a un piano più economico — non rimuovono i profili contestati. L'istruttoria prosegue; nessuna sanzione è stata ancora decisa.
Il caso tocca un punto che riguarda ogni azienda che costruisce prodotti SaaS: quando le funzioni di IA generativa entrano in un piano esistente e il prezzo sale, il modo in cui il cambiamento viene comunicato e la libertà di scelta lasciata al cliente diventano un tema regolatorio, non solo di marketing.
Che cosa contesta l'AGCM a Microsoft?
Secondo il comunicato con cui l'Autorità ha aperto il procedimento il 26 giugno, le informazioni sull'aumento del prezzo di Microsoft 365 sarebbero state presentate ai consumatori in modo frammentato, senza mettere in evidenza che il servizio era stato integrato con gli strumenti di intelligenza artificiale Copilot e Designer. In questo modo gli utenti non avrebbero avuto elementi sufficienti per valutare le modifiche e decidere in modo consapevole.
Il secondo profilo è più delicato. All'utente sarebbe stato applicato per impostazione predefinita il nuovo piano a prezzo più alto, a meno che non esercitasse il diritto di recesso. Per l'AGCM questa modalità potrebbe configurare anche una pratica aggressiva, perché comprime l'autonomia del consumatore nel momento del rinnovo. Come ricordato da Sky TG24 all'avvio dell'istruttoria, sono coinvolte sia la società irlandese che gestisce il servizio in Europa sia la filiale italiana.
| Profilo contestato | In cosa consiste |
|---|---|
| Informazione ingannevole | Rincaro comunicato in modo frammentato, senza evidenziare il legame con Copilot e Designer |
| Pratica aggressiva | Passaggio predefinito al piano più caro; per evitarlo serve un'azione attiva dell'utente |
| Effetto sul cliente | Difficoltà a confrontare il vecchio servizio con il nuovo e a scegliere l'alternativa |
Perché gli impegni non sono bastati?
Con gli impegni un'impresa può chiudere un'istruttoria senza accertamento, se le misure proposte eliminano il problema. Microsoft ne aveva presentati due. Il primo rafforzava le informazioni ai clienti sulle modifiche dell'abbonamento. Secondo l'Autorità, citata da ANSA, quelle informazioni arrivano in un momento troppo successivo rispetto alla scelta, già fatta a monte, di imporre le nuove condizioni contrattuali, e offrono solo in via eventuale la possibilità di mantenere il prezzo precedente rinunciando ai servizi di IA.
Il secondo impegno, di natura restitutoria, prevedeva tre mesi di abbonamento gratuito per chi avesse effettuato il downgrade verso un piano più economico. Per l'AGCM rischia di riguardare un numero estremamente limitato di consumatori e appare comunque irrisorio rispetto alla differenza tra i prezzi applicati prima di gennaio 2025 e quelli attuali, oltre che rispetto al vantaggio economico complessivo ottenuto con la pratica. Il rigetto, sottolinea anche HWUpgrade, non è una condanna: il procedimento ora prosegue fino alla decisione finale.
Cosa significa per il mercato del software in abbonamento
Negli ultimi due anni molti fornitori hanno scelto la stessa strada: integrare un assistente di IA in un piano esistente e ritoccare il listino per tutti, invece di vendere l'IA come componente aggiuntivo. È una scelta comprensibile — il costo di inferenza dei modelli è reale — ma il caso Microsoft mostra dove passa il confine. Il problema non è il prezzo più alto in sé, è il cliente che si ritrova nel piano nuovo senza averlo scelto e senza un confronto chiaro con quello vecchio.
Il procedimento riguarda i consumatori, ma non è un tema solo B2C. Il Codice del consumo estende la tutela contro le pratiche commerciali scorrette anche alle microimprese, che in Italia sono la grande maggioranza delle aziende e spesso acquistano software con le stesse formule dei privati. E anche nei contratti tra imprese, un rinnovo automatico su un piano più caro resta un rischio commerciale: genera contestazioni, churn e richieste di rimborso.
Per chi compra software, la lezione è speculare: al rinnovo vale la pena verificare se le nuove funzioni di IA sono davvero usate, se esiste un piano senza IA e a quale prezzo, e quali clausole consentono di cambiare piano. È lo stesso lavoro di revisione che si fa quando si modernizza lo stack applicativo: capire cosa serve davvero prima di pagarlo.
Come introdurre l'IA in un abbonamento senza rischi
- Separate il valore. Se l'IA giustifica un aumento, rendetela visibile come voce distinta, con un confronto diretto tra piano attuale e nuovo piano.
- Chiedete una scelta attiva. Il passaggio al piano più caro dovrebbe essere un consenso, non un default da cui uscire con il recesso.
- Lasciate un'alternativa equivalente. Un piano senza IA al prezzo precedente, facile da trovare e da attivare, vale più di qualsiasi indennizzo successivo.
- Comunicate prima del rinnovo. Le informazioni vanno date quando il cliente può ancora decidere, in un unico messaggio chiaro e non distribuite su più canali.
- Progettate il billing per cambiare. Entitlement per funzione, piani legacy mantenibili e downgrade self-service sono scelte di architettura da fare prima del lancio, non dopo.
- Tracciate tutto. Versioni di listino, testi mostrati e consensi raccolti vanno conservati: in caso di contestazione sono la prova della correttezza.
Il caso Microsoft 365 è il primo grande banco di prova in Italia per il modello «IA inclusa, prezzo più alto». Qualunque sia l'esito finale, l'Antitrust ha già indicato il metro di giudizio: trasparenza al momento della scelta e libertà effettiva di restare dove si era.
Domande frequenti
Che cosa ha deciso l'Antitrust su Microsoft 365?
Il 24 settembre 2026 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha rigettato gli impegni proposti da Microsoft nel procedimento PS13129, ritenendoli non idonei a rimuovere i profili di possibile scorrettezza contestati. Il procedimento quindi prosegue.
Che cosa contesta l'AGCM a Microsoft?
Secondo la comunicazione di avvio del 26 giugno 2026, le informazioni sull'aumento del prezzo di Microsoft 365 sarebbero state fornite in modo frammentato, senza evidenziare adeguatamente l'integrazione dei servizi di intelligenza artificiale Copilot e Designer, e i consumatori sarebbero stati spostati per impostazione predefinita sul piano più caro, salvo esercitare il recesso.
Quali impegni aveva proposto Microsoft?
Un rafforzamento delle informazioni sulle modifiche dell'abbonamento e, come misura restitutoria, tre mesi di abbonamento gratuito per chi fosse passato a un piano più economico. Per l'Autorità le informazioni arrivano troppo tardi rispetto alla scelta già imposta e i tre mesi gratuiti riguarderebbero pochissimi utenti, risultando irrisori rispetto alla differenza di prezzo.
Microsoft è stata già sanzionata?
No. Il rigetto degli impegni non equivale a un accertamento: l'istruttoria continua sulle contestazioni originarie e solo alla sua conclusione l'Autorità stabilirà se la pratica è scorretta ed eventualmente applicherà sanzioni.
Il caso riguarda anche le aziende?
Il procedimento riguarda i consumatori, ma il Codice del consumo estende la tutela contro le pratiche commerciali scorrette anche alle microimprese. Soprattutto, il caso indica il livello di trasparenza atteso da chiunque aggiunga funzioni di IA a un abbonamento e ne aumenti il prezzo.
Fonti
ANSA — Antitrust rigetta impegni Microsoft su abbonamento a «Microsoft 365», 24 settembre 2026
HWUpgrade — Microsoft 365, l'Antitrust respinge le proposte di Microsoft, 24 settembre 2026
AGCM — Avviata istruttoria sull'aumento del prezzo di abbonamento al servizio «Microsoft 365» (PS13129), giugno 2026
Sky TG24 — Antitrust indaga su aumento prezzo per il servizio «Microsoft 365», 26 giugno 2026