La risposta breve
Secondo il report «Digital Sovereignty: From Policy Ambition to Executive Imperative» del Capgemini Research Institute, il 66% delle imprese italiane considera irrealistico raggiungere la piena sovranità digitale, contro il 59% della media globale. Il 94% ne ha discusso nel board e il 34% ha già una strategia, ma solo il 18% ha una visione completa delle proprie dipendenze tecnologiche.
Per chi sviluppa sistemi aziendali il messaggio è operativo: la sovranità non si compra, si progetta. Passa da un'architettura di software su misura con componenti sostituibili, da una infrastruttura cloud e DevOps portabile e da un piano credibile di modernizzazione del software legacy che oggi lega l'azienda a pochi fornitori.
Cosa dicono i numeri italiani?
Il report globale, pubblicato a settembre, ha intervistato 1.300 dirigenti tra Stati Uniti, Europa e Asia-Pacifico. Il quadro generale è già netto: il 59% delle organizzazioni giudica irrealistica la piena sovranità digitale e due su tre preferiscono parlare di interdipendenza resiliente, cioè accettare di appoggiarsi a fornitori esterni a patto che quelle dipendenze non mettano a rischio le attività critiche.
Lo spaccato italiano, presentato il 1° ottobre e ripreso da Il Sole 24 Ore e da Innovation Post, è più prudente della media. Il tema è entrato quasi ovunque nell'agenda dei vertici, ma la traduzione in piani concreti è ancora a metà strada.
| Indicatore | Italia | Globale |
|---|---|---|
| Sovranità digitale piena ritenuta irrealistica | 66% | 59% |
| Tema discusso nel consiglio di amministrazione | 94% | 93% |
| Tra le priorità assolute del board | 44% | 44% |
| Visione completa delle dipendenze tecnologiche | 18% | 14% |
| IA come area prioritaria della strategia | 73% | 75% |
Monia Ferrari, amministratrice delegata di Capgemini Italia, ha riassunto così il divario: le vulnerabilità principali riguardano proprio la mancanza di visibilità, la concentrazione dei fornitori e la difficoltà di sostituirli, ed è irrealistico pensare di eliminare tutte le dipendenze. La vera sfida, ha aggiunto, sarà costruire resilienza senza compromettere la competitività.
Perché la visibilità è il vero punto debole?
I dati italiani indicano dove si concentra il rischio. Il 63% delle grandi aziende segnala un'alta concentrazione di fornitori nel comparto dati e il 59% nel software. Il 43% ritiene che servirebbe più di un anno per cambiare fornitore di connettività. A livello globale, il 36% degli intervistati stima oltre dodici mesi per sostituire un fornitore tecnologico critico e il 10% dichiara di non avere alcuna alternativa praticabile.
Nella nostra esperienza su progetti per clienti europei, la dipendenza raramente sta dove la si cerca. Non è solo il grande cloud provider: sono le librerie con licenza proprietaria, i servizi gestiti chiamati direttamente dal codice applicativo, i formati di dati chiusi, le integrazioni scritte senza uno strato di astrazione. Ognuna è una piccola scelta tecnica; sommate, diventano un contratto che non si può disdire.
Chi è disposto a pagare per la sovranità?
Qui il report misura il limite pratico delle buone intenzioni. In Italia il 49% dei dirigenti si dice disposto a pagare un premio per tecnologie sovrane, mentre uno su due non accetterebbe prestazioni inferiori o cicli di innovazione più lenti. A livello globale, secondo quanto riportato da The Register, il premio medio che le aziende sarebbero pronte a sostenere si aggira intorno al 23%.
Tradotto per chi gestisce un budget IT: la sovranità sarà finanziata solo dove dimostra un ritorno in termini di continuità operativa e potere negoziale. Ed è per questo che le scelte più efficaci sono quelle architetturali, che costano poco se fatte all'inizio e moltissimo se rimandate a una migrazione d'emergenza.
Cosa cambia per chi costruisce e commissiona software
Il report non chiede alle aziende di abbandonare i grandi fornitori, ma di poter scegliere. Alcune indicazioni pratiche che applichiamo nei progetti:
- Mappate le dipendenze del sistema. Un inventario di servizi esterni, librerie, API e dati, con il loro grado di criticità, è il primo passo che manca all'82% delle aziende italiane.
- Mettete un'interfaccia davanti a ogni fornitore. Pagamenti, storage, modelli di IA, messaggistica: se il codice applicativo parla con un vostro strato di astrazione, cambiare provider è un lavoro di settimane, non di anni.
- Preferite standard aperti. Container, Kubernetes, Terraform e formati dati aperti rendono l'infrastruttura trasferibile tra cloud diversi o su data center europei.
- Separate i dati critici. Decidete quali dati devono restare in UE o sotto il vostro controllo diretto e progettate l'architettura attorno a questa scelta.
- Provate il piano di uscita. Un'esercitazione periodica di migrazione di un servizio, anche piccolo, misura il rischio reale meglio di qualunque documento.
Il dato italiano più utile non è il 66%, ma il 18%: chi sa da chi dipende può negoziare, pianificare e scegliere. Per le aziende che commissionano software, chiedere al fornitore una mappa delle dipendenze e un percorso di uscita dovrebbe diventare una voce standard del capitolato.
Domande frequenti
Che cosa dice il report Capgemini sulla sovranità digitale?
Il report «Digital Sovereignty: From Policy Ambition to Executive Imperative» del Capgemini Research Institute, basato su 1.300 dirigenti di grandi aziende ed enti pubblici, rileva che il 59% delle organizzazioni a livello globale considera irrealistica la piena sovranità digitale. In Italia la quota sale al 66%.
Quante imprese italiane hanno una strategia di sovranità digitale?
Secondo i dati italiani diffusi il 1° ottobre 2026, il 34% delle imprese ha già una strategia e un ulteriore 54% la sta elaborando. Il tema è stato discusso a livello di consiglio di amministrazione nel 94% dei casi ed è una priorità assoluta per il 44%.
Che cosa si intende per «interdipendenza resiliente»?
È l'approccio che il report vede prevalere: invece di eliminare ogni dipendenza da fornitori esteri, le aziende cercano di conoscerle, ridurre quelle critiche e garantire che un'interruzione non blocchi le attività essenziali.
Qual è il punto debole principale delle aziende italiane?
La visibilità: solo il 18% dichiara di avere un quadro completo delle proprie dipendenze tecnologiche. A questo si aggiunge la concentrazione dei fornitori, segnalata dal 63% nel comparto dati e dal 59% nel software.
Cosa può fare concretamente chi sviluppa o commissiona software?
Mappare le dipendenze del proprio sistema, isolare i servizi dei fornitori dietro interfacce sostituibili, usare standard aperti per dati e infrastruttura e provare periodicamente un piano di uscita. Sono scelte architetturali che costano poco se fatte all'inizio del progetto.
Fonti
Il Sole 24 Ore — Due aziende su tre dicono no alla sovranità digitale totale, 1 ottobre 2026
Innovation Post — Sovranità digitale, le aziende puntano più alla resilienza che all'autonomia tecnologica piena, 1 ottobre 2026
The Register — Digital sovereignty sounds great until you try ditching your suppliers, 10 settembre 2026