Yury Pukhov, YuSMP Group
Yury Pukhov CEO & Mobile Engineering Lead, YuSMP Group · Segue i grandi spostamenti del mercato tech e cosa significano per chi costruisce e commissiona software
Vista aerea di un distretto direzionale italiano all'alba con reti di dati luminose blu e ambra e grafici in crescita, a rappresentare un mercato digitale in espansione ma con adozione diseguale

La risposta breve

Nel 2025 il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro (+3,4%), secondo il rapporto «Il Digitale in Italia 2026» di Anitec-Assinform, con l'intelligenza artificiale in crescita del 47,6% e i servizi ICT a 18,8 miliardi. Il settore corre più del PIL, ma il rapporto avverte: dopo la spinta del PNRR servono un piano industriale e, soprattutto, la chiusura del divario tra grandi imprese e PMI sull'adozione delle tecnologie.

Per chi in Italia costruisce o commissiona software, il messaggio è netto: la domanda di digitale è solida e l'AI è ormai una voce di spesa reale, non una promessa. Il vantaggio andrà alle imprese — anche piccole — che trasformano questi numeri in progetti concreti su dati, AI e sicurezza, invece di restare a guardare la crescita altrui.

I numeri del rapporto

Presentato a inizio luglio 2026, il rapporto «Il Digitale in Italia 2026» di Anitec-Assinform — l'associazione di Confindustria che riunisce le principali imprese del digitale, in collaborazione con NetConsulting cube — misura un mercato che nel 2025 vale 84,4 miliardi di euro, in aumento del 3,4% rispetto all'anno precedente. È una crescita che continua a superare quella del PIL, segno che la spesa in tecnologia resta una priorità anche in una fase economica incerta.

La spinta arriva soprattutto dai servizi ICT, saliti a 18,8 miliardi (+8,1%) grazie a intelligenza artificiale, cybersecurity e cloud. Bene anche il comparto software e soluzioni ICT, a 9,8 miliardi (+4,1%), mentre i Big Data & Analytics si attestano a 2,1 miliardi (+10,4%) e l'IoT prosegue a 5,1 miliardi (+7%). Dietro questi numeri c'è un ecosistema di 132.832 imprese e 638.150 addetti, con oltre 10.700 startup e PMI innovative ICT che occupano più di 52.000 persone. Per un'impresa che valuta un investimento in AI, ML e dati, il dato di contesto è chiaro: il mercato dei fornitori e delle competenze è ampio e in crescita.

Perché l'AI traina, ma non basta

Il dato che colpisce di più è la corsa dell'intelligenza artificiale: la spesa in tecnologie AI ha superato 1,38 miliardi di euro, con un balzo del 47,6% in un solo anno. Nessun altro segmento cresce a questo ritmo, e il rapporto proietta l'AI — insieme a cybersecurity e data management — come motore principale del mercato anche nel triennio 2026-2029, con un tasso medio annuo stimato intorno al 3,6%.

Ma un tasso di crescita alto su una base ancora contenuta racconta metà della storia. In termini assoluti, 1,38 miliardi restano una frazione degli 84,4 complessivi: l'AI è la tecnologia che cresce di più, non ancora quella che pesa di più. Il rapporto lo dice senza giri di parole: dopo gli investimenti sostenuti dal PNRR serve un vero piano industriale, perché la crescita si consolidi invece di esaurirsi con i fondi. La produttività, non la spesa, è il metro che conta — e la produttività dipende da come le tecnologie vengono adottate, non solo da quanto si spende.

Il divario PMI è il vero collo di bottiglia

Il rapporto individua alcune criticità strutturali che ricorrono da anni: carenza di competenze digitali, squilibri territoriali, e soprattutto un divario marcato tra grandi imprese e PMI. È qui che si gioca la partita della competitività. L'adozione dell'AI, in particolare, è molto più diffusa tra le grandi aziende che tra le piccole — una distanza che, in un tessuto produttivo fatto in larga parte di PMI come quello italiano, pesa sull'intero sistema.

La ragione non è solo di budget. Le grandi imprese hanno team IT interni, dati già strutturati e la capacità di assorbire progetti complessi; molte PMI partono invece senza una base dati ordinata e senza figure tecniche dedicate, e finiscono per rinviare. Il risultato è un mercato che cresce ma si concentra: la spesa aumenta soprattutto dove esisteva già una capacità di spenderla bene. Colmare questo divario non richiede alle PMI di diventare colossi tecnologici, ma di trovare un modo praticabile per avviare i primi progetti utili senza dover prima costruire un intero reparto IT.

Cosa significa per chi sviluppa e commissiona software

Per un'impresa italiana che valuta un investimento digitale, i numeri del rapporto vanno letti come un segnale di domanda, non come una classifica da spettatori. La spesa in servizi ICT e in AI cresce perché risolve problemi concreti — automazione, riduzione degli errori, nuovi canali di ricavo — e questi problemi non riguardano solo le grandi aziende. La differenza tra chi coglie l'onda e chi la subisce sta nell'approccio: partire da un caso d'uso misurabile invece che da un progetto bandiera.

Il punto pratico è la sequenza. Prima la base — dati puliti, sicurezza, un processo scelto perché ad alto attrito e ad alto ritorno — poi lo strato di AI dove aggiunge valore reale, non dove fa scena. Dove mancano competenze interne, un team esterno di sviluppo su misura o in staff augmentation consente di avviare il progetto subito, trasferendo know-how man mano, invece di attendere assunzioni difficili in un mercato del lavoro tech tirato. È il modo in cui una PMI può accedere alla stessa crescita che oggi si concentra sulle grandi imprese.

Vale anche per chi già investe: il rapporto ricorda che una tecnologia adottata male non produce produttività. Un modello AI integrato senza governance dei dati, o una soluzione cloud senza un piano di sicurezza, rischiano di gonfiare la spesa senza spostare i risultati. La disciplina di base — mappatura dei dati, misurazione degli effetti, revisione periodica — è ciò che distingue un investimento che rende da uno che pesa solo a bilancio.

Come muoversi nei prossimi mesi

Se la fotografia del mercato è chiara, la domanda operativa è cosa farne. Una sequenza praticabile, soprattutto per chi parte con risorse limitate:

  1. Scegliete un solo processo ad alto attrito. Non digitalizzate tutto insieme: individuate l'attività manuale che costa più tempo o più errori e partite da lì. Un risultato misurabile finanzia i progetti successivi.
  2. Sistemate prima i dati. Un progetto AI senza dati ordinati fallisce a prescindere dal modello. Inventariate cosa avete, dove sta e chi lo governa.
  3. Aggiungete l'AI dove riduce costi o errori. Valutate l'intelligenza artificiale sul ritorno concreto — meno lavoro ripetitivo, meno errori, tempi più brevi — non sull'effetto annuncio.
  4. Colmate le competenze con un team esterno. Dove mancano figure interne, lo sviluppo su misura o lo staff augmentation avviano il progetto e trasferiscono know-how, senza attendere assunzioni.
  5. Misurate e rivedete. Fissate indicatori prima di partire e rivedeteli con regolarità: prezzi, modelli e strumenti cambiano ormai ogni trimestre.

Nulla di tutto questo trasforma una PMI in una big tech, e non è questo l'obiettivo. Il segnale strategico del rapporto è un altro: il mercato digitale italiano cresce e continuerà a crescere, ma il valore andrà a chi adotta bene, non a chi spende di più. In un Paese di PMI, chiudere il divario di adozione è la leva di competitività più concreta che ci sia — e si comincia da un progetto per volta.

Domande frequenti

Quanto vale il mercato digitale in Italia nel 2025?

Secondo il rapporto «Il Digitale in Italia 2026» di Anitec-Assinform, nel 2025 il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro, +3,4% sul 2024. L'ecosistema ICT conta 132.832 imprese e 638.150 addetti, e il rapporto stima una crescita media annua vicina al 3,6% tra il 2026 e il 2029.

Quanto cresce l'intelligenza artificiale nel mercato digitale italiano?

La spesa in tecnologie AI ha toccato circa 1,38 miliardi di euro nel 2025, +47,6% in un anno: è il segmento a più rapida crescita del mercato. I servizi ICT, trainati da AI, cybersecurity e cloud, hanno raggiunto 18,8 miliardi (+8,1%), mentre software e soluzioni ICT valgono 9,8 miliardi (+4,1%).

Perché le PMI italiane restano indietro nel digitale?

Il rapporto segnala criticità strutturali: carenza di competenze digitali, divari tra grandi imprese e PMI, squilibri territoriali e necessità di rafforzare capacità di calcolo, governance dei dati e cybersicurezza. L'adozione dell'AI resta molto più bassa nelle piccole imprese, con un impatto diretto sulla competitività.

Cosa dovrebbe fare una PMI per colmare il divario digitale?

Partire da casi d'uso concreti e misurabili invece che da progetti bandiera: automatizzare un processo ad alto attrito, integrare l'AI dove riduce costi o errori, costruire prima la base di dati e sicurezza. Dove mancano competenze interne, un team esterno di sviluppo su misura o in staff augmentation permette di avviare i progetti senza attendere assunzioni difficili.

Fonti

askanews — Anitec-Assinform: il mercato digitale ha raggiunto 84,4 miliardi, 1 luglio 2026
Il Messaggero — Anitec-Assinform: nel 2025 il mercato digitale in Italia raggiunge 84,4 miliardi, luglio 2026
il Giornale — Nel 2025 il mercato digitale in Italia raggiunge 84,4 miliardi, luglio 2026
Agenda Digitale — Il mercato digitale corre più del PIL, ma il nodo resta la produttività, luglio 2026