Marcus Chen, YuSMP Group
Marcus Chen Staff Engineer (Backend & Cloud), YuSMP Group · Progetta e mette in sicurezza infrastrutture cloud per PA e aziende private
Edificio della pubblica amministrazione italiana con flussi di dati digitali, icone cloud e un documento di censimento ICT su tablet, tonalita' teal e ambra

La risposta breve

AgID ha avviato il censimento triennale obbligatorio del patrimonio ICT delle pubbliche amministrazioni italiane. La scadenza per compilare il questionario sulla piattaforma PA digitale 2026 è il 30 settembre 2026. L'obbligo è previsto dall'art. 33-septies, comma 1-ter del D.L. 179/2012 e riguarda tutte le amministrazioni centrali e locali. Per scuole e università la finestra si apre sempre a settembre, con scadenza separata.

Il questionario copre 52 domande in 4 sezioni: struttura ICT, infrastruttura data center, dati e servizi classificati, spesa ICT. Al termine occorre allegare un'attestazione firmata digitalmente dal legale rappresentante o dal Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD). Chi non risponde viene classificato automaticamente nel Gruppo B, con obbligo di migrazione verso infrastrutture cloud qualificate — un percorso oneroso se non pianificato.

Che cos'è il censimento ICT della PA

Il censimento del patrimonio ICT è uno strumento di mappatura obbligatoria introdotto per dare allo Stato una fotografia precisa degli asset tecnologici delle pubbliche amministrazioni italiane: quanti data center esistono, in quale stato si trovano, quali servizi erogano e quanto si spende in ICT. I dati raccolti con cadenza triennale alimentano la Strategia Cloud Italia e orientano le politiche di digitalizzazione del Paese nel quadro del Piano Triennale per l'Informatica nella PA e del programma di trasformazione digitale.

Il primo censimento si è svolto nel 2019. Da quell'esercizio emerse un quadro preoccupante: migliaia di data center in condizioni non adeguate, spesa ICT frammentata e duplicata, servizi erogati da infrastrutture obsolete. Quei risultati hanno motivato la Strategia Cloud Italia e la nascita del Polo Strategico Nazionale (PSN), con l'obiettivo di portare il 75% della PA su cloud qualificato entro il 2026. Il censimento 2026 serve a misurare quanto di quel percorso è stato effettivamente completato.

Chi è obbligato e entro quando

L'obbligo di partecipare al censimento è sancito dalla legge e si applica a tutte le amministrazioni centrali e locali: ministeri, agenzie, enti pubblici nazionali, regioni, province, comuni, ASL, enti locali di qualunque dimensione. Non si tratta di una raccomandazione, ma di un adempimento normativo ai sensi dell'art. 33-septies, comma 1-ter del D.L. 179/2012, richiamato dal Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD).

La scadenza per la compilazione è il 30 settembre 2026 sulla piattaforma PA digitale 2026. Per scuole e università la finestra di compilazione apre sempre a settembre, ma con una scadenza specifica comunicata separatamente da AgID. L'attestazione finale deve essere firmata digitalmente dal legale rappresentante dell'ente o dal Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD): quella figura che, almeno formalmente, ogni PA deve avere nominato. Se l'RTD non è stato ancora nominato, il rischio di slittare sui tempi è concreto.

Cosa si deve rilevare: le 4 sezioni del questionario

Il questionario è strutturato in 52 domande totali distribuite su quattro aree tematiche. La logica condizionale riduce il numero effettivo di risposte per ogni amministrazione, ma la ricognizione interna necessaria è comunque sostanziale.

  1. Struttura organizzativa ICT (8 domande). Quante persone si occupano di ICT, come sono organizzate, chi ha la responsabilità tecnica e chi quella di governance. Serve a capire se l'ente ha la capacità interna di gestire la propria infrastruttura.
  2. Infrastruttura data center (17 domande). Localizzazione geografica, caratteristiche tecniche (storage, calcolo, connettività, potenza IT installata), stato di eventuali dismissioni, presenza di tecnologie di prossimità (edge node), efficienza energetica (PUE). È la sezione più onerosa per chi gestisce data center propri.
  3. Dati e servizi classificati (13 domande per servizio). Per ciascun servizio censito nella piattaforma PA digitale 2026 durante il processo di classificazione, il questionario rileva l'infrastruttura da cui viene erogato, se è già migrato su cloud qualificato e in quale categoria (PSN, cloud qualificato, on-premise). È qui che si misura l'avanzamento effettivo della Strategia Cloud Italia.
  4. Ottimizzazione della spesa ICT (14 domande). Contratti attivi, costi di manutenzione, acquisti tramite Consip, duplicazioni. L'obiettivo è identificare sprechi e razionalizzare la spesa pubblica in tecnologia.

La sezione più critica per molte PA sarà la terza: se i servizi non sono stati ancora classificati su PA digitale 2026 — un passaggio distinto ma propedeutico — il questionario del censimento non può essere completato correttamente. Le amministrazioni che hanno rimandato la classificazione si trovano ora davanti a due scadenze sovrapposte.

Rischi per chi non risponde

Il precedente del 2019 è istruttivo. Le PA che non completarono il censimento vennero classificate automaticamente nel Gruppo B — infrastrutture non adeguate agli standard di sicurezza e affidabilità — con la conseguente indicazione di avviare un percorso obbligatorio di migrazione verso infrastrutture cloud qualificate o verso il PSN. Per molti enti significava avviare progetti complessi, senza averli pianificati né finanziati.

Sul piano sanzionatorio formale, l'art. 18-bis del CAD attribuisce ad AgID poteri di enforcement, anche se il quadro applicativo resta in evoluzione. Il rischio più immediato non è la multa, ma la classificazione non voluta che innesca obblighi di migrazione non programmati, con costi e tempi difficili da assorbire per enti già sotto pressione di budget. Chi lavora con fornitori IT che supportano PA — system integrator, software house, consulenti cloud — deve tenere conto che i propri clienti potrebbero trovarsi in questa situazione.

Cosa significa per i fornitori IT che lavorano con la PA

Il censimento ICT non è solo un adempimento burocratico: è la fotografia da cui si parte per pianificare la prossima fase della digitalizzazione pubblica italiana. I dati raccolti orienteranno le gare Consip, gli investimenti del PSN e le policy di AgID sui servizi qualificati. Per un fornitore IT che lavora con la PA, capire dove si posizionano i propri clienti rispetto al censimento significa anticipare quali progetti avranno priorità nei prossimi tre anni.

Le PA classificate nel Gruppo B dopo il censimento 2019 hanno dovuto avviare percorsi di migrazione cloud più o meno accelerata. Quelle che avranno completato la classificazione e potranno dimostrare una buona maturità ICT avranno più margine di scelta sulla tempistica. In entrambi i casi, il censimento muove la domanda: di infrastrutture, di competenze, di servizi di modernizzazione. Per i fornitori IT capaci di navigare i requisiti AgID e ACN, è un segnale di pipeline, non solo di compliance.

C'è poi la dimensione dei dati sensibili. Le PA raccolgono e trattano una quantità enorme di dati personali dei cittadini: il censimento misura anche se queste infrastrutture rispettano i requisiti di sicurezza e sovranità del dato. Per i team di sviluppo software che progettano o gestiscono sistemi per la PA, questo si traduce in requisiti architetturali concreti: cifratura at-rest e in-transit, backup certificati, audit log, supply chain della modernizzazione applicativa allineata agli standard ACN.

Come prepararsi in tempo

Con meno di quattro settimane alla scadenza, la finestra è stretta ma ancora sufficiente per completare l'adempimento se si parte subito. Alcune azioni pratiche:

  1. Verificare lo stato della classificazione dei servizi. Prima di aprire il questionario del censimento, accedere a PA digitale 2026 e controllare se la classificazione dati e servizi è già stata completata. Se non lo è, è la prima cosa da fare.
  2. Coinvolgere subito l'RTD. Il Responsabile per la Transizione al Digitale deve firmare l'attestazione finale. Se non è stato ancora nominato, il rischio di non rispettare la scadenza è reale: coinvolgere il vertice dell'ente adesso.
  3. Raccogliere i dati sull'infrastruttura data center. La sezione più laboriosa richiede dati tecnici precisi: capacità di storage, potenza di calcolo, PUE. Coinvolgere il team IT interno o il fornitore gestito prima dell'ultimo giorno utile.
  4. Mappare la spesa ICT attiva. Contratti Consip, licenze software, costi di manutenzione: averli aggregati prima di aprire il questionario evita rincorse elevate e risposte imprecise.
  5. Affidarsi a competenze esterne per le sezioni più tecniche. Se l'ente non ha un team ICT strutturato, il rischio di rispondere in modo incompleto o scorretto è alto. Un consulente o un system integrator con esperienza sui processi AgID può accelerare la raccolta dati e garantire che il questionario sia compilato in modo coerente con i requisiti della classificazione.

Domande frequenti

Chi è obbligato al censimento ICT della PA?

Tutte le amministrazioni centrali e locali sono tenute per legge a compilare il questionario su PA digitale 2026 entro il 30 settembre 2026. Per scuole e università la compilazione apre sempre a settembre, con scadenza separata comunicata da AgID. L'obbligo è previsto dall'art. 33-septies, comma 1-ter del D.L. 179/2012.

Cosa chiede il questionario del censimento ICT?

Il questionario si articola in 52 domande distribuite in quattro sezioni: struttura organizzativa ICT (8 domande), infrastruttura data center (17 domande), dati e servizi classificati (13 domande per servizio) e ottimizzazione della spesa ICT (14 domande). La logica condizionale riduce il numero effettivo di risposte per ogni amministrazione.

Cosa succede se una PA non risponde entro il 30 settembre 2026?

Il precedente del censimento 2019 indica che le PA che non rispondono vengono classificate automaticamente nel Gruppo B (infrastrutture non adeguate), con conseguente obbligo di avviare un piano di migrazione verso cloud qualificato. Sul piano sanzionatorio, l'art. 18-bis del CAD attribuisce ad AgID poteri di enforcement. La classificazione non voluta si traduce in percorsi di migrazione non programmati e costi fuori budget.

Su quale piattaforma si compila il censimento?

Il questionario si compila sulla piattaforma PA digitale 2026 (padigitale2026.gov.it). Al termine occorre allegare un'attestazione finale firmata digitalmente dal legale rappresentante dell'ente o dal Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD).

Fonti

AgID — Censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione
PA digitale 2026 — Guida al censimento del patrimonio ICT
Agenda Digitale — Censimento patrimonio ICT PA: cosa fare entro il 30 settembre 2026
AgID — Al via il censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione